Parrocchia San Cassiano

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Dialogare in famiglia

dall'incontro di Lunedì 17 Marzo 2003 con don Pino Pellegrino della Diocesi di Fossano, pedagogista ed esperto di temi educativi.

“Guai ad annoiare i figli: i papà disco e i mamma ritornello annoiano. Ci sono dei papà che tutte le sere riscaldano i peccati ai figli!”

Noi abbiamo molti modi per comunicare con gli altri. La parola è solo uno di questi. Il 30% è comunicato dal tono della voce; il 60 % dalla gestualità (cfr. la danza…); solo il 10 % è assegnato alle parole.

Tre sono i tipi di linguaggio non verbale: ambientale, mimico-gestuale e vitale.

Il linguaggio ambientale

L’ambiente in cui viviamo comunica sempre qualcosa al ragazzo.

Il linguaggio mimico gestuale

Il linguaggio vitale

Se il ragazzo sente una cosa la dimentica, se la vede la ricorda e se la fa la capisce.
Il bambino ricorda soprattutto quello che vede. Perché vedere il bene rende più facile poi farlo.

Quindi, il linguaggio verbale è il linguaggio vertice per tre ragioni:


Come parlare ai ragazzi?

  1. Parliamo senza umiliare mai (le parole come stupido, imbranato, cretino…, vanno bandite dal nostro vocabolario!)
  2. Parliamo senza predicare. Stai fermo, stai attento, chiedi scusa, lavati i denti, non correre, attento che cadi, te l’avevo detto che cadevi, non restare al sole, …. Conm queste e altre simile espressioni anziché salvare il cervello del bambino, lo rendiamo un eterno babbuino! La predica non educa, ma infantilizza!
  3. Parliamo senza mai prendere i ragazzi di petto, ma di fianco! È un metodo che funziona perché non fa del male e il ragazzo lo accetta! I ragazzi sentono i discorsi dei genitori tra loro: sentono e se vogliono aprono le orecchie a capire.
  4. Parliamo prendendolo il ragazzo sul serio, coinvolgendo il figlio nelle decisioni della famiglia, e così il ragazzo acquista stima. Perché è vero che il bambino è un minore, ma non è un minorato!
  5. Parliamo credibile, cioè “firmiamo con la vita quello che noi diciamo”.
  6. Parliamo verticale: parliamo di pace, giustizia, dei valori. Anche se il ragazzo poi non li vive, fa niente. Parliamone!
  7. Parliamo in due: papà e mamma insieme!
  8. Parliamo ascoltando il figlio con disponibilità.

E per concludere una bellissima favola cinese. Parla di due amici: uno molto bravo a suonare l’arpa e l’altro molto bravo ad ascoltarlo. Ma un triste giorno quello che ascoltava si ammalò e morì. Il primo amico tagliò le corde all’arpa e non suonò più. Infatti noi esistiamo solo perché qualcuno ci ascolta.

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